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Musica: III appuntamento con il Festival di Musica Antica

Non cala l’interesse del pubblico nei confronti della musica antica proposta, da ormai ben XIX anni, dall’Associazione Koinè di Carmine Mottola, in collaborazione con Comune e Provincia di Salerno. Dopo il secondo appuntamento affidato al liuto di Massimo Lonardi e alla voce di Lavinia Bertotti, che hanno proposto un confronto musicale tra John Dowland e Luca Marenzio, caratterizzato da tecnica cristallina, qualità di suono, intonazione purissima, felici intuizioni musicali, martedì 22 novembre nel Complesso di Santa Sofia, alle ore 20,30, si esibirà l’Accademia degli Imperfetti.

Il soprano Elisa Franzetti, accompagnata da Marinella Di Fazio alla tiorba e alla chitarra, Maurizio Less alla viola da gamba e al lirone e Marco Muzzati al santur e percussioni, il quale farà anche da voce recitante, ci proporranno Labyrinthos dei percorsi nei miti di Medea, Orfeo, Narciso, Minosse e le Baccanti. Il programma verrà inaugurato dall’aria di Medea, dal Giasone di Francesco Cavalli, in cui riconosceremo il veneziano, maestro di caratterizzazione drammatica per mezzo di idee melodiche concise e gestuali e di semplici armonie di triadi, come si può constatare in questa invocazione alle furie che influenzò innumerevoli scene di incantesimo nelle opere posteriori. Si passerà poi, ad una Capona, di una delle figure più curiose della storia della musica tedesca e italiana del barocco, Johannes Hieronymus Kapsberger, virtuoso della tiorba, prima di chiudere con il mito di Medea e degli Argonauti con lo Stefano Landi di “Quasi intrepida amazzone”, musica ossequiente alla teoria degli affetti.

La favola di Orfeo sarà introdotta da due arie “Io che d’alti sospir” e “Se de boschi” tratte dall’Euridice di Jacopo Peri, manifesto del recitar cantando, ma senza limitazioni, fortemente viva, con momenti d’intensità, aderente al testo senza rigidezze schematiche, con una fresca melodia che varia secondo ragioni espressive, abbellita un’ornamentazione vocalistica rispondente ad un intimo lirismo. Dall’ Orfeo di Claudio Monteverdi ascolteremo, poi il Prologo, con qui il soprano, La Musica, omaggia gli ascoltatori e la Moresca, danza di ispirazione araba con cui si conclude l’opera, danzata dai pastori della Tracia contenti poiché Apollo ha offerto l’immortalità ad Orfeo.

Il mito di Narciso sarà evocato da un’aria dal Narciso di Carlo Borzio, di immediata ispirazione e da una Mantovana di anonimo. In visita al Labirinto di Minosse, in compagnia di Arianna e Teseo, ascolteremo il celeberrimo Lamento d’Arianna, dall’omonima opera di Claudio Monteverdi, costituito da una stupenda strofa, quasi una sintesi lirica della situazione drammatica e da un ampio arioso vera e propria scena di “parlar cantando”, pagina esemplare per ricchezza e verità interiore, ove si scoprono, accanto alle più sottili sfumature di un animo umano sconvolto dalla disperazione, tutte le pieghe del dolore. Dal Labyrinthos usciremo, invece con una romanesca, danza di origine spagnola, di anonimo.

La serata sarà chiusa nel segno delle Baccanti, schizzate in “Amanti, io vi so dire” di Benedetto Ferrari, dal metro scorrevole e variato che ben si adatta al felice ritmo, relativamente semplice e non privo di armoniosità, da una dionisiaca Tarantela di Gaspar Sanz, allegra e solare da “Oy comamos y bebamos”, un invito alla bella vita di Juan Del Encina, fautore di una scelta non in una tradizione ufficiale cristallizzata, bensì di una nuova esperienza culturale, poetiche e musicale a vasto raggio, attraverso quelle forme che meglio potevano rappresentare la simbiosi delle varie civiltà che avevano contribuito a creare la realtà storica spagnola.
21/11/2005

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