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Musica: ultimo appuntamento al Festival di Musica Antica

Lunedì 28 novembre, nel complesso di Santa Sofia, ultimo appuntamento con il Festival di Musica Antica, promosso dall’Associazione Koinè di Carmine Mottola, in collaborazione con la Provincia e il Comune di Salerno. Sarà un particolare evento il concerto che offriranno il controtenore Tadaschi Miroku e la clavicembalista Silvia Rambaldi, dedicato al canto delle Sirene. Le Sirene, nella mitologia greca, erano figlie del dio-fiume Acheloo, suonavano strumenti musicali, in particolare la lira ed il doppio flauto. Avevano l’aspetto di demoni con testa femminile su di un corpo di uccello dai pronunciati attributi femminili e dai grandi artigli. La più celebre narrazione mitica in cui compaiono le Sirene è quella contenuta nell’Odissea: nel suo viaggio per mare, Odisseo è insidiato dalle Sirene che cercano di affascinarlo col canto.

La minaccia insita nel fascino delle Sirene corrispondeva alla loro natura extra-cosmica e, in tal senso, erano localizzate nel mare inteso come alterità rispetto al mondo degli uomini. Zeus aveva assegnato alle Sirene l’isola Anthemoessa, la fiorita, la cui immagine coincide con il loro aspetto erotico, ma il prato fiorito su cui stavano le Sirene appariva ai naviganti pieno di cadaveri umani. Nell’immagine delle Sirene affioravano, quindi, gli orrori e il fascino della morte, simboleggiati dal loro aspetto mostruoso e, per contrapposto, dalla musica e dal canto. A partire dal secolo XII, le Sirene cominciarono ad essere rappresentate come donne con la parte inferiore del corpo a forma di pesce, con le braccia che sollevano la duplice coda. Anche l’immagine della donna-pesce risale, comunque, all’antichità e le raffigurazioni di Tritoni femminili stanno certamente all’origine della Sirena medievale, simboleggiante, come il Centauro, la duplice natura dell’essere umano, diviso tra bene e male.

I sentimenti d’amore dominano i testi poetici della musica di Barbara Strozzi, come le arie che andremo ad ascoltare, “Spesso per entro al petto”, una giovane si rende conto di avere il “mal d’Amore”, “Soccorrete luci avare”, implora dall’amato uno sguardo, un bacio e, nell’aria di passacaglia “Che si può fare”, si lamenta invocando senza fortuna l’aiuto delle stelle per trovare sollievo ai dolori provocati dall’amore negato. La raccolta di musica vocale “Armonia delle Sirene” di Giovanni Battista Bassani, propone 10 cantate amorose a voce sola. Il Bassani era evidentemente attratto dal mito delle Sirene, tanto da intitolare anche la sua opera XIV Sirene Amorose. In “Vieni o bella a darmi pace, per lontananza di donna crudele”, sono protagonisti i languori dell’amante preda del desiderio che implora i favori dell’amata. In “Fra l’aura de sospiri, la Speme lusinghiera …”, l’amante avvinto dalle catene di Cupido spera che il fato sia clemente.

Nella cantata “Pianto d’Armida”, la maga implora Rinaldo di non lasciarla, ma dopo l’abbandono invoca la vendetta degli dei sull’amante perduto. La cantata termina con uno struggente recitativo. Il basso di passacaglia fu utilizzato frequentemente dai compositori come base per le musiche vocali con temi amorosi. Oltre che nel brano della Strozzi , una passacaglia compare anche nella parte finale della cantata “Vieni o bella a darmi pace” di Bassani. Ed una serie di passacaglie strumentali di Frescobaldi, Pasquini e Kerll, fa da contrappunto ai brani vocali, insieme ad uno Scherzo musicale di Bernardo Pasquini: una toccata in cui è incorporato il canto del Cucù, con il suo tipico intervallo di terza minore.
Olga Chieffi
26/11/2005

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