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Domenica 21 dicembre 2003
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"Il canto del cigno" a Salerno


Continua "Il festival di musica antica"

“Il canto del cigno” è stato il tema del concerto che il Festival di Musica antica di Salerno ha dedicato a clavicembalo e viola da gamba, nella serata del 1 dicembre. Adattissimi alle grandi riunioni mondane, ai ricevimenti musicali di corte, i due strumenti ebbero un capillare utilizzo nella società elegante settecentesca, di cui esprimevano il fascino e la galanteria. Opportunamente, il sottotitolo scelto per il concerto è stato “Apoteosi e decadenza del duo viola da gamba- clavicembalo”. Decadenza, perché, sul finire del XVIII secolo, la musica entra definitivamente in spazi molto più ampi di quelli che tradizionalmente le erano riservati. I grandi teatri si affollano, l’attenzione si concentra sulle note, gli artisti non fanno più da sottofondo a dame e cavalieri che celebrano il proprio dominio ma diventano essi stessi protagonisti di vita culturale e mondana. Ecco perché il suono delicato del clavicembalo, l’accompagnamento ideale della viola da gamba, non sono sufficienti: il salotto dorato non è più il piccolo palcoscenico per esibizioni dinanzi a un pubblico scelto. Per le grandi sale si rende necessario il pianoforte, il cui suono è molto più potente e adatto per raggiungere ascoltatori dislocati molto lontani dal musicista. Il secolo passato nei saloni eleganti, a Versailles o nelle altre corti e dimore aristocratiche, ha tuttavia lasciato un patrimonio artistico di prim’ordine che non è stato mai abbandonato dagli studiosi e da un pubblico di appassionati. Guido Balestracci (viola da gamba) e Stefano Maria Demicheli (clavicembalo) sono stati i protagonisti alla serata del Festival, in cui si sono esibiti in arie di Schaffrath, Duphly, Marais, Balbastre, Abel, Forqueray. Il repertorio, a onor del vero, non è stato scelto fra le pagine più brillanti che avrebbero esaltato lo splendore degli strumenti e del secolo, né c’è stata, nella perfezione tecnica, un tocco di magia. Ottimi comunque i due musicisti, mossi anche dalle buone intenzioni di rendere partecipi gli ascoltatori di non pochi particolari interessanti sulla storia delle partiture. Stefano Demicheli, per esempio, ha ricordato come Jacques Duphly (1715- 1789) sia riuscito a “dipingere” il ritratto di un altro musicista e poi quello di un avversario nelle due composizioni “La Forqueray” e “La Pothouin”; anche divertente Guido Balestracci che ha illustrato i principali movimenti di “Le Tableau de l’operation de la faille”, di Marin Marais (1656- 1728), elencando nel corso della sonata i titoletti che l’Autore aveva lasciato sullo spartito, per “spiegare” musicalmente un’operazione di calcoli cui era stato sottoposto (con l’anestesia dell’epoca). Maestria e prontezza nella presentazione brevissima che non ha tolto niente alle note ma le ha arrocchite. Così si fa cultura. ...


AutoreCarmelo Currò