XV Festival di Musica Antica

Amor sacro, amor profano

22 novembre 7 dicembre 2001

Il XV Festival di Musica Antica, tenendo fede alla sua principale caratteristica che è quella di offrire un vero saggio monografico su temi che trovano nella musica la loro esplicazione, quest'anno affronta il rapporto tra musica e sentimenti amorosi, sia che si rivolgano ad un "oggetto" sacro o ad un "oggetto" profano.
Il tema dei rapporti tra amore e musica è espresso compiutamente nell'interpretazione che, nel XV secolo, del Simposio di Platone diede Marsilio Ficino: amore e musica producono la stessa armonia di parti, quando due liuti sono ben accordati e se ne tocca uno, subito l'altro risponde in tono e lo stesso avviene a due anime amanti.
Amore è desiderio di bellezza, e bellezza è accordo di parti proporzionate, ovvero armonia. Musica amorosa e amorosa poesia, soprattutto se ambientate in luogo ameno, sono strumenti di aggiornata cortesia e di rimedio alle cure quotidiane.
Queste considerazioni portano alla formulazione, tra il XVI e XVII secolo, della "teoria degli affetti", basata sulle affermazioni della "Magia naturale" del '500, della potenza meravigliosa della musica, fondata sulle relazioni armoniche e simpatiche tra le proporzioni numeriche musicali e le passioni dell'animo umano.
Gli" affetti" o le affezioni (affectus) dell' animo, sono determinati dai quattro umori vitali del corpo (sangue, flemma, bile gialla e bile nera) corrispondenti ai quattro temperamenti (sanguigno,flemmatico, collerico, melanconico) e di conseguenza derivanti dal predominio nel corpo di uno dei quattro elementi di cui è composta la natura (aria, acqua,fuoco, terra).
Un rapporto equilibrato tra i quattro umori tende verso l'armonia e il loro squilibrio alla disarmonia patologica. Attraverso l'udito, le qualità melodiche, ritmiche, armoniche di una composizione musicale influiscono sull'equilibrio umorale dell'individuo e vi provocano delle perturbazioni passeggere e gratificanti per l'animo, in una miriade di affezioni, sensazioni, di passioni.
L'inizio è il puro suono: il timbro che lo definisce, comunica direttamente con la nostra natura più irrazionale e profonda, in modo astorico, atemporale, "assoluto", e solo successivamente si struttura secondo altezze e durate ritmiche.
Il ritmo di una fuga di Bach è lo stesso ritmo del nostro modo di pensare che si esplica anche nella costruzione di una struttura linguistica o architettonica. Secondo Cartesio la musica era un grido animale derivato da un fondo oscuro ed istintivo che poi veniva espresso in forme razio-nali e matematiche.
E' proprio la natura ambigua del linguaggio musicale ad esprimere al meglio la sensibilità e il sentimento amoroso come tensione a sublimare il corpo amato e a divinizzarlo e, per contro, a materializzare il "corpo divino", determinando una identità espressiva, sia rivolta al sacro che al profano.
La passione si esprime allo stesso modo e con la stessa intensità verso un 'entità, divina o umana che sia, di cui si desidera il possesso (di per se impossibile), sì da determinare un delirio amoroso, una follia, una felicità mista a disperazione che unifica gli amanti e i santi visionari (Santa Teresa d'Avila, San Giovanni della Croce) "l'impeto dello Amatore non si spegne per aspetto o tatto di corpo alcuno perché egli non desidera questo corpo o quello; ma desidera lo splendore della maestà superna, refulgente ne' corpi: e di questo si maraviglia...
Sempre avviene che gli Amanti hanno timore e reverenza all'aspetto della persona amata e questo avviene eziandio a forti e sapienti uomini in presenza della persona amata, benché sia molto inferiore: ma quel fulgore della divinità che risplende nel corpo bello costringe gli amanti a maravigliarsi, temere e venerare detta persona come una statua di Dio."
(Marsilio Ficino, Sopra lo amore, 1484).
Carmine Mottola