XVII Festival di Musica Antica

Le Armonie del mondo

23 Novembre-9 Dicembre 2003

PRESENTAZIONE


“Le Armonie del Mondo” è ispirato alle teorie di Keplero (Harmonices Mundi) e costituisce un omaggio a quel legame tra scienza e cielo, misticismo e musica che sin dai tempi degli antichi greci lascia convivere il fatto sensibile (la vibrazione che origina i suoni) e quello intellettivo (scale, ritmi, armonie), sino a vedere il mondo quale specchio dell’armonia universale. Pitagora, Tolomeo, Porfirio, e quindi la sequela dei teorici medievali e rinascimentali non si lasciarono sfuggire le preziose analogie tra l’ordine delle sfere, delle proporzioni auree riscontrabili nei corpi e nei cristalli, con il beatificante (ma razionale e calcolabile) dominio dei suoni, giungendo a scoprire, o a imporre, una comune unità legislativa tra il mondo della musica e quello dei numeri, delle figure regolari della geometria piana e solida, del moto dei corpi celesti e di ogni altra manifestazione apparentemente riconducibile ad una speculazione totalizzante.

Si formulano complicati parallelismi tra il moto dei pianeti, le loro rispettive posizioni da una parte e le corde degli strumenti, i loro rapporti, le note della scala dall’altra: nel X secolo, Reginone di Prum affermava che “non bisogna dimenticare che le corde di uno strumento sono da paragonarsi alle corde che producono la musica celeste”, proseguendo nel paragonare ogni suono della scala ai singoli pianeti.

Per lunghi secoli la Musica ha fatto parte delle arti liberali, non come pratica artistica, quale noi la intendiamo, ma come materia di studio teorico, fortemente collegato con l’aritmetica e la geometria: i “cantori” non appartenevano al mondo degli “intellettuali”, e venivano generalmente considerati persone socialmente spiazzate al pari degli attori e dei giullari. E’per questo che, leggendo i trattati antichi sulla musica, ci si trova un po’ a disagio: ci attenderemmo valutazioni estetiche o filosofiche e troviamo calcoli, esagoni e frazioni…

Ma l’armamentario teorico e in certi casi, misticheggiante impedisce di intravedere qualcosa di simile agli studi di fisica di un HELMHOLTZ, basati sulle frequenze, le sinusoidi e gli armonici naturali, giunge fino a Keplero che afferma che le leggi della musica sono state suggerite da Dio agli uomini attraverso il mirabile ordinamento dei corpi celesti, tanto che il “premio” di una raggiunta analogia tra il raggio dell’orbita di Marte e una nota, o tra gli aspetti di Venere con Saturno e un accordo, sarebbe l’evidente razionalità di una scala e la persuasiva correttezza di una consonanza.

Queste teorie giungeranno fino a Johann Sebastian Bach e costruiranno la necessaria base culturale per la sua “scienza della musica”.

OLGA CHIEFFI