V Festival di Musica Antica

IL TESTO E LA MUSICA


1 - 30 maggio 1988

"Non più doglia ebbe Dido che per Enea s'ancise che udir melodie da organ divise."

Sempre ed in tutte le letterature, i rapporti tra la poesia e la musica sono stati stretti e frequenti. Vi sono state epoche nel passato in cui l'una era impensabile senza l'altra: i salmi degli ebrei venivano recitati in " tono di voce elevato ", i versi di Omero venivano cantati e le liriche greche "erano di certo non solo letteratura". Una prima separazione tra poeta e musicista si verifica nel Medio Evo nell' opera dei trovatori e trovieri: il poeta diventa il "maestro e il musicista il servo chè deve inventare un tono speciale da adattare al verso" una musica costituita da una sola linea melodica, priva di ritmo autonomo difficilmente può entrare in un rapporto effettivo con il testo poetico: diventa allora una modalità d'esecuzione del testo stesso. Se alla natura variabile dell' intonazione musicale si aggiunge la rarità del ricorso alla scrittura si comprende perché conosciamo appena un decimo della musica dei testi poetici trobadarici e dei testi poetici trovieri restano solo testimonianze indirette. Nel '300 i poeti lirici fiorentini scrivevano la loro poesia per la musica, scegliendo a volte personalmente il musicista; questo, dal canto suo, non manifestava "indifferenza al testo poetico ma indipendenza dal suo stretto valore semantico". Nelle forme trecentesche quali il madrigale, la ballata, la canzone,la musica viene concepita come intensificazione, al puro livello sonoro, delle parole. "L'articolazione del fatto sonoro segue la disposizione del testo poetico secondo i versi, le strofe, le ripetizioni, ad un punto tale per cui la disposizione del testo musicale si atteggia secondo quello della poesia, anzi da essa dipende", Nel '400 musica e poesia diventano completamente separate anche se è lecito supporre che "melodie di diversa natura assecondassero le differenti forme strofiche". Il sonetto è la forma principale nei trattati e nella pratica della poesia quattrocentesca. "Forma musicale povera, quanto più il suo contenuto filosofico era ricco tanto più si prestava a diventare una composizione musicale". La storia del rapporto tra la poesia e la musica è caratterizzata da due tipi di trasmissione del repertorio: uno affidato alla redazione dei testi sia musicali che poetici, l'altro in cui la parte musicale era affidata alla memoria e quindi alla trasmissione orale. La trasmissione orale dell' intonazione presupponeva la "presenza di stereotipi musicali, di formule melodiche da adattare alla struttura poetica, determinate dall’ organizzazione metrica del testo e non dalla sua sostanza semantica". L'invenzione della stampa, che coincide con l'affievolirsi della trasmissione orale, provoca un momento di crisi profonda nel rapporto parola/suono. Misurazione del tempo musicale e redazione della composizione sono i due fenomeni innovativi che porteranno ad un modo diverso di fare musica. Nel '500 i la poesia che "traccia il percorso che in seguito la musica adorna e ravviva imitando sonoramente gli affetti e suscitando armonicamente gli effetti prescritti". La "genuina" poesia del madrigale del XVI secolo comincia nel momento in cui i compositori si "stancano della costrizione della forma cantata delle stanze continuamente ripetute e si rivolgono ad una tealica più artistica nella quale l'imitazione gioca un molo essenziale". Il rapporto musica/poesia da Verdelot a Monteverdi si sviluppa sulle immagini poetiche singole più che sulla struttura metrica complessiva del componimento. Il programma comune è "l’interpretazione musicale della parola attraverso l'osservanza della struttura tecnica e prosodica, l'illustrazione di affetti e l'espressione di contenuti psicologici". . . "Il corpo della musica sono le note, e le parole son l'anima, e si come l'anima per essere più degna del corpo deve da quello essere seguita ed imitata così anco le note devono seguire ed imitare le parole, ed il compositore le deve molto bene considerare e con le note meste, allegre, o severe come saranno convenienti esprimere il soggetto loro. . . ". L'idea che, tra la musica e la poesia, intercorra un rapporto di felice imitazione, l'idea che "l'orazione debba essere padrona dell'armonia e non serva" è l'espressione del progetto monteverdiano della "seconda prattica" e affonda le radici nel terreno ideologico delle affinità tra poesia e musica implicite nella teoria poetica cinquecentesca di Pietro Bembo. E' per "grazia del madrigale poetico che solo per la musica par trovato se questa conquista una vivacità, una coesione, un'arguzia mai fino ad allora possiedute". Il Petrarca è in assoluto il poeta prediletto dai madrigalisti in quanto fu "il primo poeta a dare espressione ai più intimi, ai più delicati, ai più sublimi impulsi della sua anima". Per un musicista tre sono le possibilità di procacciarsi i testi di cui abbisogna: attingere al mercato della poesia stampata. musicare quei versi che gli vengono passati manoscritti, desumere un testo poetico da una precedente composizione musicale. Con Tasso e Guarini che scrivono per la musica e sono al servizio dei compositori, la poesia e la musica si avvicinano ancora di più sia nella tendenza che nello stile: "poeta e musicista sono di nuovo fianco a fianco in perfetta uguaglianza". Alla molteplicità degli stili corrisponde la piena maturità di un periodare musicale capace di dare da se la propria configurazione. Anche se i compositori cercano di adeguare al massimo la declamazione musicale a quella verbale, il ritmo della composizione non sempre è scandito dal testo poetico. Una delle cause è lo sviluppo del "gioco dei madrigalismi che rappresentano la traduzione in termini sonori delle immagini verbali che costellano il testo". Nel madrigale gesualdiano ad esempio l'articolazione musicale del testo è di fondamllntale importanza. Con Gesualdo infatti si ha la "trasposizione mentale della struttura concettuale della poesia nel dominio della musica". Alla fine del '500, nel momento in cui l'equilibrio instauratosi all' interno della forma tra parola e suono viene infranto con il prevalere dell' una sull' altro, si verifica la crisi del madrigale. Questa crisi si manifesta in vari modi: in forma "intellettuale" a Firenze e porterà all' instaurarsi della monodia accompagnata nelle" Nuove Musiche" di Caccini ed alla nascita dell'; opera; in termini "più musicali" a Ferrara dove la favola pastorale ed il virtuosismo delle tre dame porterà alla prevalenza delle singole voci; infine con il madrigale drammatico di Orazio Vecchi si realizzerà un totale asservimento dell'intonazione polifonica al testo poetico. Questi fenomeni testimoniano non più il prevalere della parola singola o dell'immagine che sta dietro di essa, ma della frase, anzi del senso della frase. Il compositore che raccoglie e coordina nella sua opera queste tendenze e dà a tali aspirazioni una/orma compiuta i Monteverdi. Mentre Gesualdo mette in musica le singole immagini letterarie, Monteverdi mette in musica le "relazioni concettuali della struttura poetica", Egli comprende che per realizzare un' espressione musicale degli affetti adeguata a quegli intenti culturali e teorici è necessario stabilire un nuovo codice di durata degli eventi sonori; "dispone il linguaggio musicale in una dimensione temporale commisurata non più alla forma del testo poetico, ma alla tensione emotiva racchiusa in esso e al rapporto che si viene a stabilire tra diverse tensioni emotive e diversi affetti". Questo spiega perché assistiamo all'inizio del '600 al manifestarsi di tante diverse forme musicali nuove; accanto alla monodia accompagnata, le canzonette Il voce sola, le "cantade", componimenti in cui una o più voci accompagnate dal basso continuo presentano una serie contrastante di situazioni affettive. Lo stesso si verifica nel teatro in musica in cui le diverse fasi emozionali che vivono i personaggi, si cristallizzano gradualmente in ben precise forme musicali. Sull'alternanza tra recitativo ("semplice declamato melodico privo di simmetria"), ed aria ("forma metrica chiusa cui corrisponde l'organizzazione simmetrica del testo") sono costruite tutte le forme poetico-musicali drammatiche e non, presenti nella cultura italiana fino alla fine del '700.

Silvana Noschese